Riqualificazione del Borgo Minerario di Formignano

Il borgo di Formignano è situato su di un grande bacino solfifero la cui attività di estrazione era conosciuta in questi luoghi sin dai Romani. Le prima tracce del borgo si riscontrano a partire dal XVII secolo. Alle soglie del XX secolo, la produzione da parte dei bacini solfiferi americani spinse lo zolfo locale prima, italiano poi, fuori dal mercato. Nel 1962 la miniera di Formignano chiuse i battenti.


Il borgo di Formignano è rimasto così da allora. La chiusura della miniera favorì una emigrazione di massa che rese quasi completamente disabitati i luoghi interessati dalle sue attività. Prima dell’intervento il borgo si trovava in elevato stato di degrado: gli spazi urbani e di aggregazione erano scomparsi, utilizzati in maniera abusiva per lo stoccaggio di materiali e la costruzione di manufatti precari. Problemi di natura idrogeologica limitavano la stabilità degli edifici, alcuni dei quali resi inagibili dai danni provocati da movimenti franosi. Nel passato alcune famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per trasferirsi in luoghi più sicuri. Per limitare il fenomeno sono stati costruiti muri di contenimento a secco, realizzati dagli abitanti del luogo impiegando materiale insalubre proveniente da scarti di lavorazione dell’attività estrattiva. L’impiego di materiali incongrui minacciavano la salubrità ambientale, situazione aggravata dall’assenza di un sistema di regimazione delle acque piovane e reflue.


Il progetto rigenera uno spazio periurbano la cui identità legata al suo passato minerario, era stata cancellata da anni di incurie e abbandono. Oltre a ripristinare risorse storico-culturali fortemente sentite in loco, favorisce la ripopolazione dei centri minori che caratterizzano l’ambito collinare Cesenate. L’intervento porta in sicurezza il borgo abitato da problemi di natura idrogeologica attraverso la costruzione di muri di contenimento, cinte di micropali, drenaggi e la realizzazione di impianti di laminazione per le acque meteoriche e depurazione di quelle reflue. Il terreno viene bonificato dalla presenza di materiali inquinanti carichi di zolfo e mercurio, provenienti dalla miniera, per ripristinare la normalità dei livelli di salubrità ambientale. Nell’intento di un approccio sostenibile al progetto di riqualificazione vengono impiegati materiali locali quali la pietra alberese, utilizzando gli scarti di lavorazione come elementi architettonici favorendo il contenimento dei costi di costruzioni. Data la distanza dalla sede comunale, sono stati impiegati materiali che non necessitano di manutenzione capaci di auto proteggersi naturalmente. L’intero intervento viene finanziato sulla base di un accordo di programma tra Hera s.p.a. ed il Comune di Cesena, che consentiva l’accantonamento di 3 lire per ogni kg di materiale stoccato in una vicina discarica, in un fondo da utilizzare per progetti di riqualificazione delle frazioni circostanti.


Il progetto prevede la riqualificazione del borgo tramite un sistema di piazze e spazi pubblici capaci di conferire una identità architettonica fortemente connotata alla storia della miniera di zolfo. Il profilo di una cinta muraria in pietra identifica il limite della nucleo urbano, aprendo nuovi spazi pubblici affacciati in direzione della miniera. La muratura è rivestita in lastre di acciaio corten e gabbie contenenti pietrame che interpretano i terrapieni a secco preesistenti. Il corten, sotto l’azione degli ossidi di zolfo presenti nell’aria, sviluppa una patina superficiale che ne stabilizza la corrosione, le sue qualità cromatiche richiamano per lo più l’ archeologia industriale evocata dagli antichi carrelli che aggettano in direzione della miniera.
Il disegno della pavimentazione segue una composizione organica che si adatta ai contorni frammentati del vecchio borgo abitato. Sono presenti elementi circolari che evocano la forma dei “calcaroni”, grandi forni utilizzati per l’estrazione dello zolfo, lo stesso avviene per il torrione in laterizio la cui morfologia troncoconica interpreta quella dei forni Gill. Ulteriori riferimenti alla colturale locale caratterizzano le sedute che riportano versi tratti del poema “il Zolfo” del Conte cesenate Vincenzo Masini, che rievoca vicende relative alla miniera di Formignano. Oltre a riferimenti tratti dal passato dell’industria mineraria, il progetto segue linee di ricerca tratte dalla filosofia ermetica. Fu nelle zolfatare che studiosi e letterati cercavano minerali utili all’Opus Magnum. Oltre allo Zolfo si estraevano minerali come il Cinabro, dal quale si ricava il Mercurio, o come la Stibnite, chiamata Antimonio, interpretando, così, la teoria di Aristotele di Zolfo e Mercurio filosofali, secondo la quale, combinati con l’antimonio, tutti i metalli derivano da questi due principi primi. Protagonista del progetto resta dunque lo zolfo che, attraverso riferimenti diretti all’industria mineraria ed indiretti ai principi filosofici attribuiti al minerale, rinnova al borgo di Formignano una identità connessa alla sua storia.

Il progetto ripristina la natura originale dei luoghi, sia da un punto di vista ambientale e funzionale, sia integrando nuovi spazi urbani e di aggregazione. Interventi che perseguono il fine della sostenibilità ambientale possono essere individuati sia in relazione l’impiego di materiali naturali, che attraverso scelte costruttive che prevedono il riutilizzo di scarti di lavorazione. La regimazione delle acque meteoriche è stata progettate in base al calcolo di laminazione e convogliata per l’irrigazione dei campi. La realizzazione di murature di contenimento del terreno e di cinte di micropali, hanno posto in sicurezza l’intero abitato dalla presenza di frane e fenomeni di dissesto che caratterizzavano l’area danneggiando gravemente alcuni edifici. I materiali utilizzati non necessitano di manutenzione e seguono i principi del “progetto a km zero” in modo da limitare i consumi energetici dei trasporti. La pietra utilizzata proviene da una cava distante circa 30km. Gli scarti di lavorazione sono stati riutilizzati per il riempimento delle gabbie in rete metallica che nobilitano il rivestimento murario.

L’acciaio corten si protegge naturalmente dagli agenti esterni sviluppando una patina rugginosa che arresta l’ossidazione e non necessita di alcuna manutenzione. Il legno di cedro applicato al naturale sviluppa al contatto con gli agenti atmosferici una pellicola superficiale di colore grigio che protegge naturalmente il materiale senza la necessità di manutenzioni. Il progetto di riqualificazione ha innescato un percorso virtuoso favorendo, anche durante la costruzione dell’opera, iniziative private nel recupero delle abitazioni preesistenti e nella costruzione di nuove abitazioni. L’intera area è stata bonificata e durante i lavori sono stati smaltiti materiali inquinanti dovuti all’attività della miniera e discarica abusiva. A tal proposito è stato progettato un sistema di fognature in modo da bonificare il terreno dagli scarichi domestici.

progetto di riqualificazione di un borgo minerario nelle colline cesenati

Year
2012

Locality
Italy – cesena

Design team
Piraccini + Potente architettura

CHIEF ARCHITECTS

Stefano Piraccini

Project team

leopoldo piraccini
paolo casadei
stefano severini

PHOTOGRAPH

margherita potente

Client

HERA S.R.L.

Awards

– PREMIO DI ARCHITETTURA IQU “INNOVAZIONE E QUALITÀ URBANA” (1° CLASSIFICATO)

– premio giarch 2011 – bando di selezione giovani architetti (1° classificato)

– in mostra al maxxi di roma 2012 

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